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di Scienze Naturali
Farfara
inserito il: 23 giugno 2011
Tussilago farfara.JPG


Tussilago farfara L. - A cura di Daniele Poli

Nome comune: Farfara, Tossilaggine comune, Paparacchio, Farfuglio.

Da dove viene e dove la trovo ora?
Ambiente: cresce negli incolti e in particolar modo su suoli pesanti quali marne ed argille, che tendono a mantenere una certa umidità nel terreno gradita alla pianta. La si trova dalla pianura alla montagna (0 – 2.400 metri s.l.m.), anche lungo corsi d’acqua, terreni franosi e ai margini delle strade.
Diffusione in Italia e nel mondo: diffusa sia in larga parte dell’Europa, dalla Scandinavia fino al bacino del Mediterraneo, che in alcune zone costiere del Nord America. In Italia la sua presenza si estende a tutto il territorio nazionale.

Come la riconosco?
Portamento: pianta perenne dotata di un fusto sotterraneo (un rizoma) e di un fusto epigeo (vale a dire sopra il suolo) che emerge in primavera molto precocemente. È infatti una delle piante che fioriscono per prime e lo scapo (il fusto) è ricoperto da una pelosità biancastra e da piccole foglie simili a squame (osservare la foto di destra nell’immagine). Nel complesso raggiunge dimensioni modeste, fino a un massimo di 20-30 cm.
Foglie: si formano più tardi e possiedono un picciuolo di circa 5-6 cm. In estate, nel periodo di massima crescita, diventano grandi il triplo rispetto all’aspetto primaverile. La forma della foglia è ovale.
Fiori: sia i periferici maschili (ligulati) che gli interni femminili (tubulosi) sono di colore giallo. Come carattere tipico della famiglia i fiori sono riuniti in una infiorescenza, un capolino, di piccole dimensioni (2-3 cm) e solitario (un solo capolino per ogni fusto).
Periodo di fioritura: come si accennava parlando del portamento, la farfara è una tra le prime piante a fiorire, nel periodo compreso tra febbraio (in particolar modo in pianura) e aprile. In alta montagna la si può trovare anche a giugno-luglio.
Frutti: un achenio con un pappo (una sorta di piuma per la dispersione aerea) morbido.

Qualche curiosità….!
Etimologia del nome: il nome del genere deriva dall’unione di 2 parole latine, tussis che significa tosse e ago che sta per “allontamento”. Già il nome fa intuire che la pianta possiede proprietà utilizzabili per l’apparato respiratorio, come specificato nella sezione “proprietà e utilizzi”. Il nome specifico deriva sempre da 2 parole latine, far, che significa farina, e ferre vale a dire “portare”: in questo caso viene probabilmente fatto riferimento al tipo di impollinazione, che si verifica con un polline simile alla farina.

Quali sono le proprietà e i possibili utilizzi?
Proprietà: la pianta possiede proprietà possibilmente utili all’apparato respiratorio. In particolare essa contiene alcuni alcaloidi che pur essendo tossici e cancerogeni, possono rivelarsi utili per brevi periodi se presi alle dosi indicate dagli specialisti. In ogni caso quindi l’assunzione di fiori e foglie va presa con cautela e su indicazioni di esperti. Consultare un esperto per ogni utilizzo della pianta a scopo terapeutico. Nella tradizione popolare si racconta che in alcune regioni i contadini fumavano le foglie fatte seccare per evitare la tisi (in medicina questo termine indica propriamente la tubercolosi, mentre in senso più ampio riguarda malattie che debilitano l’apparato respiratorio) e alcune antiche medicine popolari consigliavano di spalmare le foglie di farfara assieme al burro fresco per combattere le piaghe: per entrambi i casi non vi è verifica scientifica. Andando ad altre civiltà ancora, Dioscoride, medico greco del primo secolo dopo Cristo, indicava la pianta come utile contro asma e tosse.

Note sulla Famiglia

Famiglia: Asteraceae (Compositae secondo la vecchia nomenclatura).

La famiglia comprende circa 20.000 specie ed è una delle più rappresentative delle angiosperme. Il nome trae origine dal tipo di infiorescenze (capolino) che, pur riunendo un numero di fiori assai grande, simula l’aspetto di un singolo fiore (fiore “composto”). Alle nostre latitudine si tratta per lo più di erbe, sia annue che perenni. La disseminazione avviene ad opera del vento o da parte degli animali; nel primo caso una parte del fiore, il calice, si è trasformata in un organo atto al volo e detto pappo, mentre nel secondo caso il fiore può sviluppare delle setole per favorire l’ancoraggio agli animali.
La maggiore divisione all’interno delle Asteraceae avviene tra le Tubuliflorae o Liguliflorae. I primi hanno capolini di soli fiori tubulosi (“fiori a forma di tubo”) o una commistione tra fiore tubulosi centrali e fiori ligulati (“fiore a forma di linguetta”) periferici: fra questi ci sono gli Astri, i Crisantemi, le Centauree, i Cardi. Nelle Liguliflorae i capolini hanno solo fiori ligulati: fra questi alcuni importanti sul piano alimentare come insalate (Cicoria, Tarassaco, Lattuga) o per le radici commestibili (Scorzonera).


Inquadramento sistematico:
Regno: Piante
Divisione: Spermatofite
Sottodivisione: Angiosperme
Classe: Dicotiledoni
Ordine: Asterales
Famiglia: Asteraceae/Compositae
Genere: Tussilago
Specie: Tussilago farfara L.

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daniele.poli1@istruzione.it

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