James Hutton
Lo
scozzese James Hutton (1726-1789) si inserisce nel dibattito sorto alla fine del Settecento,
fra nettunisti, che attribuiscono
prioritaria importanza all’acqua come fattore di cambiamento geologico e
vulcanisti che privilegiano le cause ignee, in particolare i vulcani. Espone
la sua teoria in una memoria letta nel 1785 alla Royal Society di Edimburgo dal
titolo: The theory of the earth; or an investigation of the laws observable
in the composition, dissolution and restoration of land upon the globe. Come Buffon, Hutton insiste su trasformazioni lente
e regolari che hanno agito in passato ma sono tuttora operanti; per lui i
continenti attuali sono soltanto formazioni transitorie nell’immensità del
tempo geologico: non esistono vestigia di un inizio né prospettive di una
fine .
Malgrado il modello da lui proposto sia di tipo provvidenzialista (la terra è sempre stata la stessa perché questo è il
migliore dei mondi possibili e una condizione diversa sarebbe segno di imperfezione) Hutton pone le basi della moderna geologia e la sua ipotesi di
cambiamenti lenti e graduali dilata enormemente il tempo geologico.
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